Alzi la mano chi a giugno 2025 ha avuto il coraggio di compare un biglietto per salire sul carro di Cristian Chivu, probabilmente poche persone e una di quelle era sicuramente Giuseppe Marotta. Un viaggio lungo e non semplice, iniziato intorno alle 23 di quel fatidico 31 maggio sul campo dell’Allianz Arena di Monaco: la squadra è a pezzi, Simone Inzaghi scappa in Arabia e Lautaro non le manda a dire a qualche compagno davanti ai microfoni di DAZN durante il mondiale per club. In tutto questo caos è arrivato “lo stagista” Cristian Chivu, 13 panchine in Serie A, subentrato in quella del Parma giusto per agevolare la permanenza nella massima serie e riuscendo a strappare un pareggio a Inter e Napoli.
Però tra il fare il traghettatore di una piazza piccola e l’essere il condottiero di una nave da scudetto nel giro di un anno c’è di mezzo un oceano tormentato dalla peggior tempesta, perciò Chivu capisce la situazione e mette subito le cose in chiaro: niente stravolgimenti, si va avanti con ciò che si ha, come un esame universitario preparato due ore prima e come il più bello degli esami non preparati, il lieto fine può risultare ancora più piacevole se culminato con una lode da scudetto.
La squadra è già rodata, calcata dall’impronta del demone di Piacenza, continua a giocare a memoria e anche se inizialmente i risultati faticano ad arrivare e quelli che arrivano convincono poco, il gruppo diventa sempre più compatto tra numerose peripezie: Sommer poco efficiente, la tragedia di Martinez, gli infortuni di Lautaro e Chala, lo scarso rendimento di Barella e il caso Bastoni.
L’Inter ha sofferto e non poco, ma ciò che ha sempre permesso ai nerazzurri di stare davanti è la costanza, a differenza delle inseguitrici Napoli e Milan, e il gioco con una sfumatura più europea che però non è bastato per tornare tra le grandi d’Europa per il secondo anno consecutivo; un cammino in Champions cominciato in maniera promettente e colato a picco nella seconda parte terminando nei play-off di febbraio con una sonora sconfitta subita dal Bodø/Glimt sia all’andata che al ritorno.
Agli uomini di Chivu resta ancora una Coppa Italia da conquistare contro la Lazio in finale e poi si attende un’estate interessante in cui già si parla di partenze dolorose, ma necessarie come quella di Bastoni o addirittura di Thuram; la rosa potrà giocare bene, ma non è giovane e se si vuole mirare ad un nuovo lungo ciclo vincente firmato Cristian Chivu è doveroso fare i conti e dover accettare qualche addio, ma almeno per ora niente può rallentare la festa nerazzurre per le strade di Milano.

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