Dopo aver steccato l’appuntamento più importante della stagione, la Dinamo è ufficialmente nei guai fino al collo. La sconfitta in casa contro Treviso pesa e fa male, arriva come un gancio destro che mette il pugile all’angolo e lo lascia lì per qualche secondo con la testa che gira e cerca di capire come tutto questo possa essere accaduto. Sia chiaro, la Dinamo non è stata messa k.o., però coach Mrsic si ritrova con una squadra sull’orlo del baratro che sta iniziando ad assaggiare quel sentimento di paura con cui i tifosi ormai si interfacciano da tempo, perché adesso il timore della retrocessione è concreto e si può toccare con mano, questa è la realtà dei fatti.
Che tra le mura degli uffici e degli spogliatoi biancoblu si sia deciso di affrontare questa dolorosa realtà non ci sarà mai modo di saperlo con certezza, si sa, la dirigenza ha abituato tutti, soprattutto negli ultimi anni alla massima riservatezza e a far trasparire poco e niente dai canali interni, ma le apparenze e il linguaggio del corpo passivo e rassegnato dei giocatori, l’ufficio facce confuse degli uomini in panchina e in dirigenza lasciano spazio a delle interpretazioni ben precise che non fanno ben sperare la tifoseria sassarese.
Già la tifoseria, lasciata in modalità autogestione come ai tempi del liceo. Nessun richiamo alla folla rumorosa, nessuna intenzione di invogliare il pubblico a correre al palazzetto per sostenere la squadra nel momento più decisivo dell’anno, i canali social della Dinamo si limitano solo a pubblicare il risultato della partita e le dichiarazioni in conferenza stampa di Mrsic da mani nei capelli, il resto poi viene da sé.
Il pubblico fa quello che può nonostante ognuno in cuor proprio probabilmente si sia fatto un’idea precisa o meno di ciò che è diventata la Dinamo da qualche anno a questa parte, sembra venire a mancare quella voglia da parte della squadra di entrare in simbiosi col tifo, la città e l’isola intera per tornare ad avere quella spinta in più che prima quasi sempre faceva la differenza almeno tra le mura amiche.
La Dinamo sembra essere diventata un giocattolo difettoso dalla fabbrica, lasciato come tale per decisione del produttore che sembra aspettare il giorno che verrà messo fuori produzione. Non si sa con certezza se quel giorno arriverà prima o poi, se sarà quest’anno o il prossimo, questo articolo non intende essere il preludio di una tragedia annunciata, ma la Sassari sportiva sta già facendo i conti con una stagione decisamente movimentata della Torres e l’ultima cosa che serve dalle parti di Piazzale Segni è il rischio concreto che entrambe le più grandi realtà cittadine scendano bruscamente di categoria.
Dalla prossima giornata la Dinamo dovrà affrontare cinque partite che valgono come delle finali per chiudere la stagione regolare, quattro delle quali contro le prime tre della classifica (Virtus, Venezia e Brescia) e un altro scontro diretto contro Cantù. Con Treviso reduce da due vittorie consecutive (l’unica squadra in LBA ad avere una striscia vincente di almeno due partite) vincere non deve essere più un’opzione, ma la regola per restare ancora seduti a giocare al tavolo dei grandi.

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