Questa Serie A è aperta, anzi è chiusa e invece no, è di nuovo aperta. All’Inter evidentemente piace giocare con i sentimenti degli appassionati di calcio, creare delle porte girevoli di emozioni volte a distribuire incertezza su ciò che ci attenderà nei prossimi due mesi.
Domenica sera a Firenze la squadra di Chivu, assente per squalifica, è scesa in campo ancora una volta con l’atteggiamento sbagliato, quello di chi si sente appagato, come se il colpo di grazia a Milan e Napoli fosse già stato servito, ma così non è.
La partita al Franchi sembra in discesa dai primi secondi grazie al sesto gol in campionato di Pio Esposito, ma la Fiorentina è brava a non spaventarsi e a rispondere con aggressività. Gli uomini di Vanoli muovono il pallone, creano occasioni e si prendono il rischio di concedere qualcosa agli avversari, come se nell’altra metà campo non ci fossero i leader del campionato. La Viola al 77’ riesce a bucare la rete grazie a Ndour, con un’azione nata da un disimpegno sbagliato da un Barella sempre più irriconoscibile e da una respinta non impeccabile di Sommer.
È un punto che sta meglio all’Inter che alla Fiorentina, una squadra che dovrà affrontare questa sosta delle nazionali circondata da dubbi che non sarebbero dovuti più esistere. I nerazzurri hanno trovato due sole vittorie da quel fatidico 14 febbraio, in quel Inter-Juventus tanto discusso di San Valentino, come se la “gogna” che ha travolto Bastoni e compagni avesse contribuito pesantemente sull’umore dei giocatori che danno l’idea di non essere più in grado di performare come prima.
Una mini crisi così non si verificava da esattamente 2 anni, tra marzo e aprile 2023, nell’anno della finale di Istanbul. In quel caso la squadra di Simone Inzaghi arrivò terza in campionato alle spalle del Napoli spallettiano dei record e salvò la stagione solo grazie alla vittoria in Coppa Italia proprio contro la Fiorentina e a una cavalcata soddisfacente in Champions che portò alla vittoria di un euroderby in semifinale. Le motivazioni potrebbero essere diverse, dall’assenza di Lautaro alla stagione deludente di Thuram, passando per la discontinuità dei leader di centrocampo come Barella e Chala, fino ad arrivare ai continui errori evitabili di Sommer.
L’unica luce nel tunnel nerazzurro ha tre nomi: Francesco Pio Esposito, il degno sostituto del Toro che continua a caricarsi la baracca sulle sue spalle possenti, continuando a mandare messaggi d’amore a Gattuso, la nazionale e il futuro del calcio italiano, soprattutto perché ce n’è bisogno ora più che mai, con la sfida playoff contro l’Irlanda del Nord sempre più vicina. Pio può essere l’uomo giusto in grado di risollevare il morale non solo dei nerazzurri, ma anche degli azzurri che nei prossimi giorni avranno l’occasione di staccare il pass per tornare a giocarsi quel mondiale che manca da troppo tempo ormai.

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