Uno schiaffo alla satira: Will Smith e il confine della tolleranza

I riflettori si accendono. La cerimonia inizia.
E gli artisti fanno il loro ingresso.

E se i più meritevoli, sono stati premiati tra onde di applausi e generale consenso — in particolare per la consegna della statuetta alla migliore attrice protagonista all’irlandese Jessie Buckley — altri non sono stati considerati i benvenuti.

Tra questi, alcuni sono stati bannati per la propria nazionalità: a Motaz Malhees, protagonista del film La voce di Hind Rajab, candidato al miglior film internazionale, non è stato permesso di entrare negli Stati Uniti perché cittadino palestinese. Se questo appare essere il ban più ingiusto mai applicato agli Oscar, altre assenze sono giustificate e, anzi, sembrano rispettare quella che vuole essere una rigorosa linea morale dell’Academy.

Una grande assenza sarà quella di Will Smith, che non potrà partecipare alla cerimonia fino al 2033. Dovrà, infatti, passare un decennio dall’episodio in cui schiaffeggió Chris Rock, presentatore della 94esima cerimonia di premiazione, a seguito di una sgradevole battuta sull’alopecia della moglie Jada Pinkett Smith.
Il gesto generò reazioni contrastanti: alcuni risero, pensando fosse uno sketch organizzato. Tuttavia, lo stupore di Chris Rock, che pur si mantenne composto, e degli altri presenti, portò a pensare che la reazione di Smith fosse autentica ma che, certamente, stonasse con la positiva immagine pubblica che l’attore si era costruito nel corso della sua carriera trentennale.
Poco dopo, a Smith — a cui, tra lo sgomento di alcuni, venne permesso di continuare a partecipare alla cerimonia —  fu conferito il premio come miglior attore protagonista per la sua interpretazione di Richard Williams. Fu quella la prima occasione per l’attore di giustificare quanto accaduto, esprimendo la sua propensione a proteggere i suoi cari, affermando che “l’amore ti fa fare cose folli”. Ma le sue scuse, rivolte all’Academy, agli altri candidati e alle figlie di Richard, Venus e Serena, non si estesero al presentatore fino al giorno successivo, quando con una dichiarazione via social definì il proprio comportamento “inaccettabile” e “imperdonabile”, e si disse imbarazzato per le proprie azioni che non erano indicative della persona che aspira ad essere.

Dal momento dello schiaffo alcune dinamiche interne sono rimaste, in parte, sottratte alla curiosità dei non addetti ai lavori. Certo è che nella riunione disciplinare dell’AMPAS, tenutasi qualche settimana dopo l’episodio, a Smith fu vietato di partecipare agli Oscar e a qualsiasi altro evento dell’Academy per dieci anni. La risposta pubblica dell’attore? “Accetto e rispetto la decisione”. Un tentativo se non altro diplomatico di mettere un punto ad una spiacevole vicenda, che ha avuto un impatto negativo immediato — seppur temporaneo — sulla popolarità dell’attore e sui suoi progetti lavorativi.

A noi non resta che riflettere sul legame tra satira e tolleranza che da quasi 25 secoli divide le sensibilità e mette a rischio la pace.


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