Il palcoscenico è pronto, i riflettori sono accesi, serve solo alzare il sipario e dare inizio allo show. Il Levi’s Stadium di Santa Clara (circa un’ora di macchina da San Francisco) si prepara a ospitare il Super Bowl numero 60 della storia, tra i Seattle Seahawks e i New England Patriots. Un accoppiamento che sa tanto di scherzo del destino: le due squadre si sono già affrontate nella partita decisiva per decretare il campione della NFL nel febbraio del 2015, componendo insieme uno dei finali più epici di sempre, che segnò in eterno il destino delle due squadre. Tom Brady, coach Belichick e i Pats ricominciarono ad asfaltare il cammino per diventare il gruppo più vincente di tutti i tempi, diventando una macchina difficilmente arrestabile (citofonare a casa Foles per chiedere la soluzione). Dall’altra parte, quella maledetta scelta di non far effettuare una corsa a circa 50 centimetri dalla end zone, a Marshawn Lynch, il running back più potente del momento (soprannominato beast mode non per caso), creò dei danni irreparabili nei tessuti emotivi di giocatori e tifosi di Seattle. Una chiamata di coach Carroll inspiegabile e una palla intercettata a venti secondi dalla fine da Malcolm Butler, un rookie scartato al draft che pochi anni dopo sarebbe tornato nel dimenticatoio, diedero vita al più doloroso dei finali possibili per i tifosi dei Seahawks.
Ma per citare Venditti: “certi amori non finiscono, fanno giri immensi e poi ritornano.”, ed è così che undici anni più tardi Pats e Hawks si ritrovano al Super Bowl, ancora a caccia di gloria e per qualcuno anche di vendetta.
SEATTLE SEAHAWKS: 14-3 nella regular season, vincendo tre scontri diretti su quattro contro le rivali di San Francisco e L.A., hanno iniziato la stagione al di fuori della lente d’ingrandimento delle favorite, con Sam Darnold arrivato da Minnesota come quarterback. Si pensava servisse un po’ più di tempo prima di tornare competitivi, ma coach Mike Macdonald, nativo di Boston e tifoso dei Pats da quando era piccolo, ha fatto un grandissimo lavoro, sfruttando le fondamenta che già aveva installato la stagione precedente nel suo primo anno da capo allenatore. Sicuramente l’innesto di Cooper Kupp, arrivato per dare una mano al primo ricevitore della squadra Jaxon Smith-Njigba, ha dato una grossa mano per portare Seattle al primo posto della NFC.
Il cammino ai playoff, nonostante gli avversari sulla carta fossero i più forti che si potessero trovare, sono stati tranquillamente sistemati e rispediti al mittente: 72 punti segnati in due partite e un pubblico sugli spalti che ha letteralmente fatto registrare dei piccoli sismi per l’incredibile rumore causato dalle giocate esplosive dei campioni della NFC.
NEW ENGLAND PATRIOTS: Dopo sette anni di assenza, la squadra del Massachusetts torna a giocare al Super Bowl per la prima volta senza la coppia Brady-Belichick dal 1997, ma con un nuovo head coach e un quarterback alla sua seconda stagione. Perché Mike Vrabel, ex stella dei Patriots negli anni 2000 e colui che da coach di Tennessee mise fine definitivamente alla dinastia di New England nel 2020, è stato licenziato al termine della scorsa stagione dagli stessi Titans, facendo storcere non pochi nasi. Così Vrabel è stato riportato a casa dalla famiglia Kraft senza esitazioni, i compiti erano chiari: c’è una squadra giovane da riorganizzare. E così è stato fatto, il quarterback Drake Maye, amato da tutti gli appassionati di football per le sue giocate e il suo carattere un po’ “cool”, ci aveva già deliziato nel suo anno da rookie con dei gesti tecnici non indifferenti, ma il classe 2002 nato e cresciuto nel North Carolina, aveva bisogno di essere circondato da giocatori migliori ed è stato accontentato dalla dirigenza. Un ricevitore esperto come Stefon Diggs finalmente al suo primo Super Bowl dopo tanti tentativi falliti con i rivali di Buffalo, la scelta efficiente al draft di TreVeyon Henderson, fresco di campionato nazionale con Ohio State, coniugata all’esperienza dell’ormai veterano Hunter Henry e all’esplosività e intelligenza difensiva del giovane Christian Gonzalez sono il mix perfetto per una squadra da 14 vittorie in regular season, in grado di interrompere il dominio dei Bills nella AFC East e di battere quasi agevolmente Houston e Denver ai playoff sotto due tempeste di neve.
Tempeste di neve che quasi sicuramente non si abbatteranno sulla baia domenica 8 febbraio, per un Super Bowl che verrà vissuto a metà tra giorno e notte, come ogni volta che si gioca nella costa occidentale, col kickoff fissato per le 3:30 del pomeriggio ora locale (mezzanotte e mezza italiana). A fare da ponte tra primo e secondo tempo ci sarà il classico show dell’intervallo, gentilmente offerto dal portoricano Bad Bunny. Un nome, quello dell’artista numero 1 del 2025, che desta particolare curiosità per le reazioni che seguiranno lo spettacolo, in un clima politico più teso che mai negli USA, vista soprattutto la gigantesca comunità latina che supporta il cantante che non ha mai nascosto le sue antipatie per l’amministrazione Trump e le sue politiche di immigrazione.
Circa 200 milioni di appassionati sono previsti davanti agli schermi in tutto il mondo, 150 dei quali solo negli Stati Uniti, prezzi alle stelle sia per i biglietti (a partire da 3.500€) sia per 30 secondi di spot pubblicitari fissati a 8 (otto) milioni di dollari. Nonostante ciò, l’atmosfera e il grande seguito del pubblico non verranno a mancare per uno degli eventi sportivi più importanti dell’anno, anche per chi resterà a casa o andrà a vedere la partita in un locale, sommerso da birra, gigantesche fette di pepperoni pizza e ali di pollo, in un grido comune di passione che risuona da Boston a Seattle fino ad arrivare a San Francisco, dove si deciderà chi sarà il nuovo detentore del Lombardi Trophy.


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