Una clessidra congelata, col tempo che non scorre più e uno squarcio lasciato aperto nel cuore, una ferita che difficilmente si potrà richiudere. È rimasta tutta lì, in quella maledetta domenica 26 gennaio 2020, la sofferenza di un appassionato di basket che si è visto all’improvviso privato di uno dei più grandi miti nella storia dello sport.
Kobe Bryant ci aveva lasciato in maniera di certo non indifferente, il suo ultimo “atto pubblico”, la sera prima del fatidico giorno, furono le congratulazioni attraverso i suoi profili social indirizzate a LeBron James che aveva appena scavalcato il Mamba nella classifica all-time dei marcatori NBA portandosi così al terzo posto. E quel record LeBron lo fece proprio nella città di Philadelphia, la culla di Kobe che venne accolto alla nascita nella città dell’amore fraterno in quell’estate del ‘78, prima di trasferirsi in Italia da ragazzino per seguire la carriera del padre Joe e rimanerci fino al ‘91. Abbastanza tempo per farlo innamorare del nostro paese e sentirsi parte della nostra cultura, con la quale creò un legame indissolubile e a volte la usò come arma in più sui parquet NBA, parlando italiano sia per dare indicazioni tattiche a Sasha Vujacic (passato glorioso a Udine) sia per sparare qualche vaffa liberatorio agli arbitri americani, ignari di tutto, dopo qualche chiamata dubbia, con tanto di sorriso come lui steso ammise in una puntata del Jimmy Kimmel Show.
Kobe Bryant era questo, la capacità di far andare a braccetto i momenti letali che lo hanno reso grande in campo e i momenti iconici extra campo che lo hanno reso memorabile anche a chi non segue il basket, come quando in collaborazione con la Nike fece una serie di spot pubblicitari insieme a Kanye West con l’intento di spiegare a tutti che cosa fosse la Mamba Mentality.
Quella Mamba Mentality è diventata un marchio di fabbrica della determinazione, quasi ossessione del raggiungimento di un obiettivo, adottata anche da tante persone che a basket neanche ci giocano, ma adorano Kobe e vorrebbero assorbire quella stessa passione e voglia e applicarla in altri ambiti della vita, come un esame universitario da passare o una promozione a lavoro da raggiungere.
Quel vuoto incolmabile lasciato durante una domenica sera apparentemente tranquilla provocò una concatenazione di immagini tristi destinate a lasciare il segno per sempre nella memoria di chi in quel momento stava seduto sul divano a ripensare alla settimana appena passata e a quella che stava per cominciare, davanti alla TV che trasmetteva Napoli-Juve. Molti scoprirono attraverso quella partita la tragica notizia, quando Maurizio Compagnoni al commento della partita annunciò che l’intervallo su Sky sarebbe stato diverso dal solito perché era scomparso Kobe. Da lì in poi calò il gelo, si bloccò il tempo, tutto passò in secondo piano. Il Napoli stava battendo la Juve, quella Juve dei nove scudetti di fila, ma a nessuno importava in quel momento, tantomeno agli stessi napoletani, qualcuno venne beccato anche a versare lacrime sugli spalti durante la partita.
È in questi momenti che capisci quanto ci sia di vero nella frase “una cosa la apprezzi veramente quando non ce l’hai più”, in NBA si dovette assistere a una lunga giornata straziante e al limite del grottesco, con giocatori che tra un palleggio e l’altro erano costretti ad asciugarsi la faccia dalle lacrime, la sensazione paralizzante che provocò la notizia di una simile tragedia fu l’equivalente di uno shock termico, come quando passi dalla doccia calda alla bufera di neve, prima si parlava di Kobe e del suo record battuto, ma adesso Kobe non c’è più.
Il lato paradossale di questa storia porta con sé un vento buono, che profuma di eredità, di quella pesante e difficile da cancellare. Non è un fardello, ma un messaggio da tirare fuori da quella clessidra congelata e portare avanti nel tempo da tutti noi che abbiamo seguito e amato Kobe. The Black Mamba non c’è più, ma solo fisicamente. L’impronta che ha lasciato è talmente calcata che è destinata a farlo vivere per sempre, in ogni fadeaway, in ogni murales, in ogni successo della vita e in ogni obiettivo raggiunto con la forza e la determinazione che ci ha sempre trasmesso.


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