Mentre passa distratta la doppietta di Neres alla TV, a Napoli si inizia a brindare in anticipo rispetto alle feste natalizie. Il Napoli, la stessa squadra che poco più di un mese fa subì una lezione di calcio dal Bologna, ha reso quella drammatica disfatta un lontanissimo ricordo dominando in lungo e in largo contro lo stesso Bologna al Al-Awwal Stadium di Riyadh. Un po’ qualcuno lo aveva già intuito mercoledì scorso dalle parole di Conte alla conferenza stampa d’apertura del torneo: “siamo felici di essere qua e siamo qua per vincere”, quell’espressione da occhi della tigre che addosso a un combattente come il tecnico salentino racconta molto più di quelle semplici parole. Il Napoli in terra araba ha iniziato una partita col Milan aggredendolo dall’inizio alla fine e l’ha conclusa col Bologna con lo stesso copione, come se fosse un’unica sfida di 180 minuti. Aggressioni alte, giocatori onnipresenti in ogni parte del campo che corrono il doppio degli avversari: questo non è solo il benessere fisico su cui Conte puntava per sopperire alle tante assenze, ma i suoi uomini hanno quella voglia e quella grinta che si legge negli sguardi che ricordano tanto quelli dei giocatori dei Miami Sharks dopo il famigerato discorso di Al Pacino in “Ogni maledetta domenica”, perché è questa la sensazione che gli Azzurri hanno dato durante questo torneo. Dalla sicurezza che Milinkovic-Savic offre tra i pali, alla solidità difensiva guidata dal pilastro Rrahmani con l’ausilio di Juan Jesus che, contro ogni pronostico, sembra davvero aver soffiato il posto a Buongiorno. Ma le marce in più che fanno correre questa squadra hanno nomi e cognomi: Rasmus Højlund e David Neres sono stati inseriti da Conte in questo nuovo 3-4-3 come le patate e la provola nella pasta, i due ingredienti che rendono un piatto unico. L’attaccante danese ora è in grado di sfruttare appieno le cavalcate del compagno brasiliano, facendosi trovare sempre pronto al posto giusto al momento giusto. Neres, da quando è stato liberato dalle grinfie e dalle istruzioni tattiche articolate di Conte, è diventato un giocatore nuovo che danza la samba col pallone e si diverte a fare il suo lavoro, dopo essere stato scagionato da un piano tattico precedente che lo vedeva molto limitato nel suo ruolo. Ma quando si parla di successi del Napoli non si può non citare l’uomo al comando di tutto, il presidente De Laurentiis che nel post partita ai microfoni di Mediaset ha detto di essersi divertito tanto in Arabia e che in futuro ci sarà ancora da divertirsi, ma di fare attenzione a non distrarsi perché “l’agguato” è dietro l’angolo e chiude con un “ragazzi, sognate in grande” riferito ai suoi tifosi. Il Napoli torna a vincere due trofei nello stesso anno per la prima volta dal 1990, dai tempi di Maradona, quando tra la gente partenopea regnava la speranza e la voglia di sognare in grande, la stessa voglia che è ritornata negli ultimi anni grazie al duro lavoro della dirigenza e dei condottieri Spalletti e Conte. La sensazione che questi successi non siano più frutto di miracoli si sta spargendo tra le strade e la stagione è ancora lunga, ci sono ancora tre competizioni in ballo e non è un caso che ADL abbia parlato di volersi divertire ancora nei mesi a venire, ma ora nel presente, ciò che conta soprattutto è che il regalo di Natale sia stato consegnato in tempo nella bacheca dei trofei degli Azzurri.

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