Da bambino a Re del pop – la vita di Michael Jackson

Tutti hanno sentito parlare di Michael Jackson, ma in quanti lo conoscono davvero? Lo scopo di Radio Uni Sassari oggi è proprio quello di parlarvi di vita e carriera della stella statunitense, con particolare focus alla sua esperienza allo Studio 54. 

Michael nacque nel 1958 a Gary, in Indiana, come settimo di nove fratelli. Già in tenera età dimostrava le proprie doti canore, e non era il solo! Anche i suoi fratelli Jackie, Jermaine, Tito e Marlon erano dei prodigi. Dunque, non ci volle molto affinché a loro padre Joseph, musicista amatoriale, venisse l’idea geniale di formare un gruppo musicale per i suoi figli e gestirlo personalmente. I “Jackson 5” fecero una gavetta di diversi anni presso tutti i concorsi e i pub dell’Hoosier State. I sacrifici sopportati garantirono loro un exploit sempre maggiore. C’è da dire che questi anni di veloce ascesa hanno impattato in maniera anche negativa per MJ, in quanto all’epoca lui era solo un bambino a cui non veniva permesso di vivere la propria età e di avere amici coetanei. Le sue giornate erano assorbite dai tour e dalla scuola. 

Ad ogni modo, gli album pubblicati insieme ai fratelli furono un successo per Michael, il quale pensava ora a dedicarsi anche a progetti personali. Il più rilevante tra questi non può che essere la partecipazione al musical fantasy “The Wiz”: sia per il grande apprezzamento da parte di critica e pubblico del film in sé, sia per il fatto che tramite esso il grande cantante afroamericano ha conosciuto Quincy Jones. È insieme al mitico produttore e amico che Michael ha prodotto il suo primo disco da solista – che lo lancerà verso una carriera portentosa.

Le riprese del film cominciarono a New York nel 1978, pertanto il più luminoso dei Jacksons insieme a sua sorella La Toya visse nella metropoli per alcuni anni. I più attenti di voi avranno già capito che Michael fu attratto dalla suggestiva gravità dello Studio 54. Nessuno meglio di Michael stesso può raccontarci cosa provasse ogni volta che entrava nel club per passare un po’ di tempo in libertà e spensieratezza. Per questo, vi riportiamo le dichiarazioni che ha rilasciato alla giornalista Jane Pauley proprio allo Studio 54 – quando esso era ancora in attività – in compagnia di Steve Rubell (uno dei due proprietari). In questa intervista dichiarava di frequentare spesso lo Studio, perché per lui (che ne ha visti davvero molti!) era il club più speciale e divertente al mondo. Non ha menzionato neanche una volta la dissolutezza che circolava nella discoteca, forse per disinteresse o per non risultare fuori luogo. Al contrario, invece, ha parlato unicamente di emozioni. L’atmosfera di festa e libertà che si respirava era ciò che lo affascinava di quel luogo. Essere lì era come assistere a uno spettacolo perenne: era bello vedere ambientazioni diverse e, per una volta, fermarsi a guardare gli altri anziché essere guardato. È curioso un dettaglio su questa intervista: Michael ha parlato di fuga dalla routine del mondo reale, ma quando è stato sollecitato dalla Pauley riguardo a ciò da cui fuggiva, ha prontamente detto di non fuggire da nulla, e che intendeva dire di apprezzare l’originalità della location. Chissà se si è corretto perché davvero si era espresso male oppure se si è reso conto che stava per parlare troppo di affari privati. Questo piccolo dubbio ci fa soffermare sulla spontaneità dell’artista e ci ricorda che dopo tutto anche lui è una persona normale. Come tale ci sono tante cose private che senza alcun dubbio non sapremo mai e che ci impediscono di capirlo realmente.

Qualcosa, però, lo possiamo sapere. Le affermazioni di Jackson una volta entrato nella fase adulta risultano estremamente coerenti con quelle della sua controparte giovanile, specie quella degli anni newyorkesi, che furono infatti di assoluto rilievo per il suo sviluppo come artista e individuo. A supporto di questa informazione citiamo una nota personale scritta all’età di 21 anni, in cui indica l’intenzione di trasformare sé stesso da bambino a megastar che fa sognare la gente. È naturale dedurre che questo pensiero gli sia stato ispirato anche dalle variegate opportunità di confronto artistico di spessore e dalle scenografie stile Broadway, a cui si sommano gli stessi festaioli spesso vestiti in maschera. Non a caso nella suddetta intervista dice di non apprezzare il genere dei locali notturni, a differenza dello Studio, di suo gusto esclusivamente per le vibes magiche che trasmette. Uniamo questo al suo ruolo in The Wiz e capiremo facilmente dove Michael ha tratto quel tocco fatato di teatralità tipico dei suoi show. Come già anticipato, durante la sua carriera lo abbiamo poi sentito parlare a più riprese del bisogno delle persone di evadere dalla realtà.

Inoltre, è questo uno dei pochi periodi della sua vita in cui lo possiamo vedere rilassato e piacevolmente partecipe alla vita sociale. Si dice anche che nelle varie serate abbia fatto il DJ con Truman Capote e abbia ballato con Liza Minnelli. Lo stupore e il benessere di quel periodo lo ispireranno a tentare di riprodurre quelle sensazioni per sé e per chiunque per il resto della vita tramite brani inconfondibili del calibro di Billie Jean, Beat It, Smooth Criminal, Thriller e Rock With You.

A proposito della sua vita, ricordiamo tristemente che essa è terminata a soli 51 anni nel 2009, per l’assunzione di una grossa quantità di diversi farmaci molto forti. Michael Jackson ci ha lasciato un’eredità importante: ha rotto le barriere razziali nella musica forse per la prima volta nella storia e ha modellato la musica stessa, come testimoniato dai suoi ascolti record, finendo per influenzare e ispirare intere generazioni di cantanti, ballerini, showman e, soprattutto, uomini. Ovunque tu sia, grazie Michael.


Commenti

Lascia un commento