Pensate di conoscere davvero i vostri idoli musicali oppure avete fame di conoscere a fondo anche i loro lati nascosti, compresi quelli più oscuri e controversi? Se la risposta a quest’ultima domanda è affermativa, allora allacciate le cinture e preparatevi a un viaggio che vi porterà a conoscere la New York degli anni ’70 e ’80, circondata da un alone di lusso e lussuria.
Cominciamo dalle origini: cosa è stato lo studio 54?
Prima di diventare quello per cui è passato alla storia lo studio 54 è stato tante, tante cose. Costruito nel 1927 per ospitare un teatro, lo Studio 54 ebbe una vita travagliata. Cambiò infatti numerose volte proprietari ed utilizzo. Fu teatro, discoteca, studio televisivo e radiofonico e poi nuovamente discoteca nel 1977. Ed è qui che comincia la storia che Radio Uni Sassari ha scelto di raccontarvi oggi!
La storia del nightclub più famoso d’America non fu lunga, ma sicuramente ed estremamente intensa. Fu così principalmente per la restrittività a cui si è legato sin da subito. Si sa, molte discoteche e locali di lusso hanno la tendenza ad essere tanto selettivi riguardo la clientela a cui è permesso l’ingresso. Questa regola è vera anche, e soprattutto, per lo Studio 54, che è nato con lo scopo di essere un luogo esclusivo dedicato unicamente a persone altrettanto esclusive. La mossa si dimostrò immediatamente azzeccata: la restrittività all’ingresso generò un fortissimo alone di mistero circa quello che accadeva lì dentro, oltre che il desiderio sfrenato di far parte dell’élite di pochi fortunati a cui era destinato quel posto speciale. Aggiungiamo la presenza delle stelle più charm e più in vista del periodo e otterremo una visibilità mediatica mai vista prima. E come biasimarli? Chi non avrebbe speso un patrimonio pur di incontrare personaggi del calibro di Michael Jackson ed Elton John?
Il giornalista Anthony Haden-Guest descrisse una volta la scena fuori dal club come “come i dannati che guardano il paradiso” in riferimento alla folla di aspiranti ospiti che fissano i pochi eletti ad entrare. Tutti, potenzialmente, potevano entrare. La regola era solo una: vestirsi secondo una moda volontariamente provocante e divertirsi senza importunare gli altri. Steve Rubell, uno dei proprietari, amava provocare i presenti promettendo di acconsentire all’ingresso per poi… “dimenticarsene”. Alla fine, solo gli invitati e pochissimi altri potevano entrare. Era proprio la bassissima probabilità di entrare ad alimentare la brama e la leggenda del luogo. Fare parte dello Studio 54 era uno status symbol, significava essersi fatto accettare da chi conta come uno di loro. Se era dittatura all’entrata, dentro si era tutti uguali ed era normale spassarsela con i divi e le dive del cinema, della musica, della moda e delle arti.
L’impatto del club sull’industria culturale mondiale è stato cruciale, dato il suo ruolo di luogo di incontro di idee artistiche diverse ha dato i natali a correnti iconiche passate alla storia. D’altronde, il genio creativo degli artisti veniva stimolato da ogni tipo di divertimento.Senza considerare l’ambientazione suggestiva dovuta al mantenimento dei set teatrali e televisivi precedenti su cui si tenevano spettacoli durante le feste.
Il successo della discoteca è stato il contrasto. Sì, il contrasto tra esclusività ed inclusività, ma anche tra glamour e dissolutezza, entrambi agli estremi eccessi. Tutto era acconsentito in nome della libertà.
Un vecchio detto dice che però non è tutto oro ciò che luccica. Il successo, il potere e il denaro danno alla testa. Quando puoi avere tutto è difficile tenere a bada gli stimoli più sfrenati ed irrazionali. Quando sei circondato da altre persone come te, il percorso si complica ancora e ancora. È assai più facile vivere negli eccessi. E così lo sfarzoso Studio 54 diventa luogo di divertimenti sempre più alternativi, vero e proprio laboratorio di tabù. In un’epoca in cui nella nostra società governava ancora incontrastato il pudore, in quella che si configurava quasi come una società parallela non ci si stupiva più vedendo camerieri a petto nudo e in slip succinti che portano i drink ai tavoli e ballerine in topless che volteggiano nell’aria. Si potrebbe così pensare che luogo mistico sia stato chiuso per qualche scandalo avvenuto al suo interno, ma non è propriamente così. La sua fine fu “ordinaria”, se così si può dire. Il già citato Rubell e il suo socio in affari Ian Schrager furono incarcerati per evasione fiscale dal momento che avevano nascosto al fisco una quantità enorme di denaro, di cui una parte abbondante era nascosta proprio nel controsoffitto dello stesso Studio 54! E così furono costretti a chiudere il locale nel 1980. Dei nuovi proprietari cercarono di rilanciare l’attività l’anno seguente, ma era chiaro che ormai l’autenticità e il carisma originari erano stati persi e non riuscirono mai davvero a recuperare le attenzioni delle star e del pubblico. Dunque, il locale chiuse nuovamente nel 1986. Oggigiorno è nuovamente in uso, ma non più come locale notturno protagonista della movida newyorkese. Un luogo che ha lasciato un segno così profondo in così poco tempo in tutte le arti e nell’immaginario comune avrebbe meritato una fine diversa, o forse, almeno, più esplosiva.

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