Quando si ricercano storie di crime o comunque legate alla morte, il web ci offre un’ampia libreria di articoli sui serial killer famosi, cold case irrisolti o leggende metropolitane note a tutti.
Ma non è questo il caso. È una storia diversa, che affonda le radici nel cuore della Sardegna, dove mito e realtà si uniscono.
S’Accabadora è una figura poco conosciuta fuori dalla Sardegna, ma potente e profondamente legata alla sua cultura e spiritualità.
Si racconta che, nei paesi più remoti della Sardegna, una figura silenziosa camminasse per le strade deserte, avvolta da un lungo scialle nero. Era S’Accabadora, una donna che «aiutava a morire». Veniva chiamata dai famigliari di chi soffriva da troppo tempo. Entrava nella stanza e, senza far rumore, se ne andava dopo poco, come se non fosse mai stata lì.
Il suo nome deriva dal sardo s’acabbu (“la fine”) o dallo spagnolo acabar (“terminare”).
In alcune case, si racconta, usava un bastone costruito da un ramo di ulivo, su mazzolu, per colpire con decisione la testa del morente. In altre, un cuscino sul volto.
È esistita davvero? C’è chi dice di sì e chi dice di no. Anziani ancora oggi ricordano racconti e storie tramandate a bassa voce nelle cucine delle case antiche. In alcuni paesi, il suo nome è ancora pronunciato con rispetto e timore. Non esiste alcun documento ufficiale, ma tante memorie che a volte contano più dei registri.
S’Accabadora è persino arrivata a essere protagonista della letteratura grazie a Michela Murgia, facendola conoscere fuori dall’isola e in tutto il mondo. Ma questa figura continua a vivere anche nella cultura contemporanea, oltre le pagine di libri.
Il rapper Salmo, in un verso della sua canzone The Island dice:
“Quest’isola non trema mai /
è un’antica storia chiunque si innamora, /
do colpo finale, Accabadora.”
Con queste parole, Salmo, omaggia le proprie origini ma accosta S’Accabadora al “colpo finale” della vita e dell’amore, trasformandola in un simbolo di destino e chiusura.
Quindi la leggenda non viene tramandata solo nei racconti degli anziani, ma anche nella musica, nei versi più contemporanei. Questa figura non è solo una leggenda sarda: è il simbolo di un tempo in cui la morte faceva parte della vita e veniva affrontata con rispetto, silenzio e umanità.
Che sia esistita davvero o no rimane un mistero, e ci insegna che a volte, anche nell’atto più estremo, può nascondersi un gesto d’amore.


Lascia un commento