
Il caso di Serena Mollicone è una storia difficile da raccontare. Forse perché, dopo più di due decenni, non è ancora facile comprendere i contorni di questa vicenda, ma anche perché non è mai semplice parlare di una giovane ragazza di soli diciotto anni che ha perso la vita in circostanze così misteriose. La sua scomparsa, avvenuta il 1° giugno 2001, ha scosso la comunità di Arce e non solo, dando vita a una serie di indagini, archiviazioni e riaperture che sembrano non avere fine.
Serena Mollicone era una ragazza di Arce, una cittadina nel Lazio. Il 1° giugno 2001 sarebbe dovuta andare a una visita dentistica e poi a scuola, al Liceo socio-psicopedagogico Vincenzo Gioberti di Sora, ma le cose non andarono così poiché non fece ritorno a casa. Suo padre, Guglielmo Mollicone, si preoccupò immediatamente e cominciò a cercarla disperatamente, coinvolgendo l’intera famiglia e la comunità locale nelle ricerche.
Serena non era una ragazza che si allontanava volontariamente da casa o che si faceva attendere per lungo tempo, il che rese la sua scomparsa ancora più inquietante. Non sembrava esserci alcuna ragione evidente per cui potesse fuggire o essere rapita. Le domande cominciarono a sorgere: “Se fosse stata aggredita?” “Se fosse caduta in qualche scarpata?”.
Ma le forze dell’ordine non riuscirono a trovare alcuna traccia utile che portasse al suo ritrovamento.
Dopo due mesi di ricerche infruttuose, il 3 agosto 2001 il corpo di Serena venne finalmente ritrovato da un cercatore di funghi in una zona boschiva nei pressi di Arce. Il cadavere, in stato di decomposizione avanzato, non presentava segni evidenti di violenza immediata, ma la sepoltura in un luogo nascosto sollevò dubbi sul tentativo di occultamento del cadavere. La scoperta avvenne vicino alla caserma, un dettaglio che suscitò subito sospetti e che presto divenne centrale nelle indagini.
“Chi avrebbe potuto conoscere così bene quella zona, se non qualcuno che vi lavorava o viveva nei dintorni?”.
A poco a poco le indagini si concentrarono sulle forze dell’ordine.
Un elemento chiave emerse quando un carabiniere dichiarò di aver visto Serena dentro la caserma il giorno della sua scomparsa. Come mai Serena è stata vista all’interno di un’istituzione così importante, benché non ci fosse alcun motivo apparente per essere in quel posto?. La testimonianza alimentò l’idea che qualcuno legato alla caserma potesse essere coinvolto.
Le indagini si focalizzarono su Franco Mottola, comandante della stazione dei carabinieri di Arce al momento della scomparsa di Serena, e su suo figlio Marco Mottola. Le testimonianze raccolte sembravano suggerire un coinvolgimento diretto della famiglia Mottola nel caso. Non solo si parlava di possibili abusi da parte di alcuni membri della caserma, ma anche di tentativi di insabbiamento e di ostacolo alle indagini.
Nel 2008, Franco e Marco Mottola furono iscritti nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio e occultamento di cadavere. Le accuse si basavano su dichiarazioni di testimoni che riferirono di aver visto Serena in compagnia di Franco Mottola e di altri carabinieri poco prima della sua scomparsa.
Il caso subì diverse evoluzioni, con nuove riaperture e una continua ricerca di verità.
Nel 2019, la Corte Suprema di Cassazione ordinò la riapertura del caso sulla base di nuove prove e testimonianze. Nel 2020, vennero formalizzate le accuse contro Franco e Marco Mottola, insieme ad altri membri della comunità di Arce. Tuttavia, nonostante gli sviluppi, il processo non portò ancora a una conclusione definitiva.
Nel corso degli anni, la famiglia Mollicone non ha mai smesso di chiedere giustizia per Serena, ma nonostante le accuse e le nuove rivelazioni, il caso rimane irrisolto. Le indagini sono state caratterizzate da lunghe fasi di stallo e difficoltà nel raccogliere prove concrete, rendendo difficile arrivare a una verità chiara.
Oggi, a distanza di anni, il caso di Serena Mollicone è ancora uno dei più complessi e drammatici della cronaca italiana e nonostante gli sviluppi, la verità sulla sua morte continua a sfuggire.

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