Natale in Giappone

Il Natale è una festa che unisce tutto il mondo cristiano in un abbraccio d’amore, fratellanza e speranza, ma anche in paesi di tradizione non cristiana come il Giappone il periodo natalizio è visto come un momento magico di gioia e felicità diffusa.

La notte della Vigilia di Natale in Giappone viene chiamata “Seinaru Yoru” espressione che, a seconda dei caratteri usati per scriverla, può assumere il significato di “notte sacra” o “notte del sesso”.

I giapponesi considerano il 24 dicembre una specie di secondo San Valentino e gli innamorati, quando non lavorano, trascorrono il giorno della vigilia insieme, si dichiarano amore eterno sotto le luci della Tokio Tower e sono soliti legare un nastro all’albero di Natale che porta il romantico nome di “albero dell’amore”. Si pensa che anche i single la notte della vigilia potranno trovare l’amore e quindi le persone prive di partner, in questa notte magica, affollano locali e bar nella speranza di trovare l’anima gemella. Le coppie vanno a cena fuori, soprattutto nei ristoranti italiani e francesi e la maggior parte della popolazione festeggia in modo alquanto bizzarro andando a mangiare pollo fritto. Questa tradizione si è creata soprattutto grazie alla compagnia pubblicitaria di KFC, nota catena americana di fast food, che per l’occasione ha creato un menù speciale, il Kentucky for Christmas, il quale comprende pollo, insalata e torta, il tutto in una bella confezione natalizia. Oltre al pollo fritto un altro cibo tipico del Natale è la Christmas Cake (o Kurisumanu keki), ossia una semplice torta di Pan di Spagna con panna montata decorata con fragole e immagini di Babbo Natale. Questa torta dopo la seconda guerra mondiale è diventata simbolo di rinascita per il Giappone e i suoi colori, che sono gli stessi della bandiera nipponica, sono considerati di buon auspicio.

La figura di Babbo Natale ricorre un po’ ovunque, nei dolci, nei biglietti d’auguri, nei negozi, nei programmi tv. Nella città di Osaka si svolge The Great Santa Run, una corsa di beneficenza dove chi partecipa è travestito da Babbo Natale. Il primo Babbo Natale chiamato Santa San, dove San sta per signore e Santa richiama il nome di Santa Claus, il Babbo Natale degli americani dai quali è stata importata questa festività, compare per la prima volta nel 1875 ed ha l’aspetto di un samurai. Santa San insieme ad Hotei Osho, monaco buddista noto anche con il nome di Budda Felice, hanno il compito di portare doni ai bambini, che in Giappone oltre agli innamorati, sono i soli a ricevere regali. Tutt’al più parenti e amici potrebbero ricevere il cosiddetto “oseibo” cioè un regalo low cost, come dolcetti, tè o prodotti per la casa nei quali viene lasciato il cartellino con il prezzo per scoraggiare il ricevente dal contraccambiare il regalo. Hotei Osho ricorda vagamente la figura di Babbo Natale ed è considerato una divinità della fortuna, raffigurata con una borsa piena di oggetti e regali. Ai bambini viene raccontato che abbia occhi anche dietro la testa, per stimolarli a comportarsi bene in cambio di doni.

I giapponesi amano scambiarsi biglietti d’auguri, soprattutto quelli che si trasformano in pop up tridimensionali e ascoltare musiche natalizie come Last Christmas, All I Want For Christmas e l’inno di Beethoven che è un vero e proprio canto di Natale.

Da novembre fino a Natale a Tokyo e nelle principali città del Giappone si possono ammirare luminarie, addobbi natalizi e mercatini di Natale stile europeo con bancarelle cariche di dolci tipici, mele caramellate,  cioccolata calda, zuppe di trippa, seppie grigliate. In ogni angolo delle strade giapponesi viene venduta, oltre alla tipica torta natalizia, una bevanda chiamata Amazake, simile al nostro vin brulè. Famoso per le sue luminarie è lo Yakei ad Obaida, che è un viale di 200 metri costellato da 40 alberi illuminati alti 20 metri ciascuno. Per le vie si possono inoltre trovare rappresentazioni su grande scala dei protagonisti di famosi manga come Pikachu ed Hello Kitty.  Gli alberi di Natale, da quelli classici a quelli più moderni, vengono disposti negli spazi esterni, poiché le case dei giapponesi, essendo molto piccole, possono ospitare solo alberelli in miniatura, come bonsai e piante decorative addobbate con luci e festoni. Il primo albero di Natale di cui abbiamo notizia risale al 1910 e in origine era decorato con piccoli ventagli, lanterne di carta e origami di uccelli e altri animali, mentre ora sia nelle abitazioni private che nelle strade prevalgono alberi con decorazioni occidentali.

E’ curioso vedere come il Natale unisca al di la della fede e delle tradizioni. Anche in un Paese come il Giappone dove si pratica lo scintoismo e il buddismo, il messaggio di amore, gioia e condivisione, intrinseco alla natura delle festività natalizie si manifesta in un’esplosione di gioia che magicamente lega mondi apparentemente distanti, ma uniti da un unico obbiettivo di amore e condivisione che è l’essenza stessa del Natale.

Scritto da Andrea Luzzu


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