OJ SIMPSON: non c’è guanto che tenga

OJ Simpson fu un giocatore di football americano e attore. Nel 1994 venne coinvolto in quello che viene definito “il processo del secolo” per il suo enorme seguito mediatico e per la grande divisione dell’opinione pubblica che ne conseguì.

Perché “il processo del secolo”?
Le motivazioni sono tante e in questo articolo racconterò ciò che riguarda la vicenda. Il 13 giugno 1994, Nicole Brown Simpson, ex moglie del giocatore, e Ronald Lyle Goldman, amico della Brown, vennero trovati uccisi davanti all’entrata dell’abitazione della donna, all’875 di South Bundy Drive, nella zona di Brentwood. Secondo le prime ricostruzioni, Nicole, dopo essere stata a cena in un ristorante con la madre, telefonò al locale per segnalare che la madre aveva dimenticato sul tavolo gli occhiali da sole: Ronald Goldman, che lavorava in quel ristorante, si offrì di riportare gli occhiali.

La scena del crimine venne scoperta da un vicino di casa che, portando a spasso il cane, trovò i cadaveri di Nicole e Ronald in una pozza di sangue, con diverse ferite e, nel caso della donna, la testa quasi mozzata.

I poliziotti cercarono O.J. per informarlo dell’accaduto, ma non riuscirono a rintracciarlo. A quel punto andarono direttamente a casa sua, una mossa un po’ azzardata dato che non possedevano nessun mandato di perquisizione. Gli agenti trovarono nella dependance un uomo, amico di O.J., che li informò della sua assenza perché si trovava a Chicago. Riuscirono a informarlo, ma percepirono dei comportamenti strani da parte di O.J. Ad esempio, non chiese mai come fosse morta l’ex moglie. Sembrava distaccato, quasi impassibile. Lo invitarono a tornare in città.

Quando tornò, venne subito ammanettato e interrogato perché c’erano delle prove che lo collegavano al crimine.

Facciamo chiarezza.
Nella scena del crimine venne trovato un guanto nero di pelle, senza l’altro. Questo si trovava nel vialetto di casa di O.J., insieme a gocce di sangue. Dalle prime ricostruzioni, si evince che probabilmente l’assassino avesse una ferita alla mano sinistra, sanguinante, e dalle impronte di scarpa rinvenute si è ipotizzato che l’assassino fosse andato via a piedi, probabilmente perché conosceva la zona, oltre all’abitazione. A quel punto, colpo di scena! Gli investigatori interrogarono O.J. e si accorsero di una ferita alla mano sinistra. Gli chiesero come fosse riuscito a procurarsela, ma la sua risposta fu incerta e confusa.

Basandosi su queste notizie, uno potrebbe pensare “è stato lui, per forza”. È quello che pensò sia l’opinione pubblica americana, sia i parenti delle vittime. O.J. era già noto per alcune denunce di violenza domestica avanzate proprio dalla Brown e i parenti di questa, da subito, fecero il suo nome. La sua posizione non era delle migliori già da prima del processo.

Ma il tutto si aggravò il 17 giugno del 1994, quando O.J. fuggì con la sua Ford Bronco Bianca. La mattina Simpson non si presentò al dipartimento di polizia di Los Angeles, spingendo così le forze dell’ordine a interrogare uno dei suoi avvocati, che rivelò l’indirizzo del nascondiglio del suo assistito. Una volta sentite le sirene della polizia, O.J. scappò insieme all’ex compagno di squadra Al Cowlings, diventando un fuggitivo a tutti gli effetti. Poche ore più tardi, contattò le autorità dal telefono della macchina consentendo alla polizia di rintracciarlo. Parliamo di un evento che venne seguito in diretta da circa 95 milioni di spettatori.

PROCESSO
Il processo iniziò nel gennaio del 1995. La squadra di difesa di O.J. Simpson era composta da legali di altissimo prestigio (rinominata DREAM TEAM).

Le prove dell’accusa furono guanti insanguinati; sangue nel vialetto e nella macchina di O.J.; capelli afro nel luogo del delitto (dentro un berretto da sci).

Vediamo i punti salienti.
Entrambe le parti assoldarono degli esperti forensi per studiare la scena del crimine. L’esperto dell’accusa diceva che non poteva essere che lui, perché il suo sangue era presente nella scena del crimine. L’esperto della difesa si chiese come fosse possibile che, con tutto il sangue che la polizia dichiarò esserci, a casa di O.J. ci fossero solo alcune gocce.

Iniziò a instaurarsi una sorta di dubbio: “e se fosse tutto giostrato?”. Quando O.J. venne interrogato gli fu prelevato un campione di sangue, per confrontarlo con quello della scena del crimine. A quel punto si iniziò a pensare che forse quel sangue venne usato per contaminare le prove.

Fermiamoci un secondo sull’aspetto “contaminazione delle prove”. Si tratta di un caso mediatico senza eguali probabilmente, tutto accadde sotto le telecamere, e grazie a questo la difesa potè controbattere alle accuse. Ma perché? Perché i giornalisti, inconsciamente, arrivarono alla scena del crimine da subito e iniziarono a riprendere. Il capo della polizia, per evitare che trasmettessero le immagini dei cadaveri, prese una coperta dall’abitazione di Nicole e la usò per coprire il corpo. Facendo così c’era il rischio di contaminazione, anche perché in quella casa O.J. ci aveva vissuto.

Ciò che effettivamente salvò O.J. fu proprio la televisione, perché i giornalisti inconsciamente ripresero gli errori della scientifica: per esempio, toccavano le cose senza cambiare i guanti.

Per il sangue di O.J. ci fu un episodio che suscitò parecchi dubbi. Dalle telecamere si vide una persona della scientifica che prese col Cotton fioc del sangue. Considerate che era giugno, a Los Angeles, con delle temperature non proprio basse. In alcune immagini si nota che la borsa frigo, che avrebbe dovuto contenere tutti i campioni di sangue (che devono stare a una certa temperatura di conservazione), rimase sotto il sole cocente per diverso tempo e lontano da dove effettivamente si trovava la persona che svolgeva le dovute analisi. La difesa mise in luce gli errori di negligenza della polizia scientifica. Da queste parole, anche la giuria si fece condizionare parecchio.

Dietro la casa di Nicole furono trovate delle tracce di sangue di O.J. Queste tracce di sangue però non furono trovate per ben tre settimane, benché molto visibili. Qua il detective diede ragione alla difesa (colpo di scena pt 2). Questo sangue sarebbe rimasto sotto il sole in ottime condizioni e ciò ha permesso di poterlo analizzare. Però il sangue della scena del crimine era già secco: “com’è possibile una cosa del genere?”

Qui rientra in gioco il campione di sangue prelevato a O.J. A quel punto l’accusa, messa alle strette, tirò fuori i famosi guanti neri di pelle per farli provare a O.J. e chiamò un vecchio dipendente dell’azienda che produceva quei guanti, il quale affermò che, se i guanti fossero venuti a contatto con una grande quantità di sangue, si sarebbero ristretti. L’esperto forense della difesa fece una prova e vide che il volume non cambiò, se non in una piccolissima percentuale. La difesa, quindi, avanzò l’accusa di depistaggio delle prove e affermò che la polizia voleva a tutti i costi incastrare O.J.

I media riportarono ogni dettaglio del processo e gli spettatori, specialmente quelli appartenenti alla comunità afroamericana, presero le parti di O.J. dichiarandolo ennesima vittima di polizia razzista. La giuria si convinse di ciò e O.J. scampò la sedia elettrica: venne dichiarato “non colpevole” per il processo penale. Due anni dopo, le famiglie delle vittime intentarono una causa civile e lì venne ritenuto responsabile, dovendo risarcire le famiglie.

Questo non fu l’unico screzio con la legge che O.J. Simpson ebbe; anni dopo venne condannato per furto, sequestro di persona, rapina e altro ancora. O.J. Simpson è morto il 10 aprile del 2024 e con lui anche l’ultima speranza di sapere effettivamente la verità su questo atroce caso.

Se volete sapere di più su questo caso, vi consiglio di guardare la serie “American Crime Story”, perché la prima stagione tratta proprio la vicenda appena raccontata.


Commenti

Lascia un commento